L'incanto tra pittura e visone onirica
Par Stefania Maggiulli Alfieri, Sociologa dell'arte e critica, Italia, 2018



Evgenia Saré si impone all’attenzione immediata grazie al senso ludico che traspare dalle sue opere, un gioco in bilico tra fiaba e illusione, realtà e visioni della stessa. Evgenia gioca sulla figura umana rimandandola deformata, accentuandone i tratti in modo ironico e talvolta irriverente, gioca sui ruoli e sugli aspetti emotivi e caratteriali dei soggetti, nulla è tuttavia semplificato, inevitabili i richiami alla pittura fiamminga del XIII secolo, ai soggetti gotici, ai decori delle cattedrali. L’artista interpreta la realtà contemporanea rivestendola e reinterpretandola con raffinata dovizia di particolari, ogni opera è un racconto, una storia a sé. Le sue opere si vestono di un lirismo dolce- amaro, soggetti improbabili eppure così veri, così emotivamente coinvolgenti. L’artista padroneggia la tecnica, l’impianto è ora ricco e sovraffollato di particolari ora scarno, ricreando un’atmosfera rarefatta che mette in risalto i soggetti, il colore è puro e crea atmosfere luminose e vivide. Volendo considerare la produzione dell'artista nel suo complesso ci si ritrova davanti ad "alter" realtà, quella psicologica e onirica nel quale i rispecchiamenti individuali diventano possibili, pur nella grottesca rappresentazione della condizione umana. La sua visione diventa comune, impossibile sottrarsi all'eterno gioco di ruoli, in bilico tra l'essere oggettivo e quello psicologico, in tal senso il pennello  nelle mani dell'artista risulta come un bulino che più che tratteggiare, incide impietosamente nelle contraddittorie realtà dell'uomo.